L’ape car piena di cassette d’uva. La gioia di stare in famiglia per la tradizione della vendemmia. Il profumo dell’uva appena schiacciata e il sapore dolcissimo del primo mosto dalla consistenza densa e dal colore torbido.

Questi sono i frame che hanno fatto nascere in me il fascino verso i vigneti. Piccoli istanti di infanzia. Di infanzia felice.

Langhe

Langhe

Quando c’era da decidere dove trascorrere il ponte del primo maggio non ho avuto dubbi: Langhe e Roero. Era tanto tempo che questa zona faceva parte della mia must see list, ma non avevo mai avuto modo di organizzare delle giornate per godere appieno della bellezza della terra dei vini più famosi del nostro belpaese.

Quale migliore occasione che un inizio di primavera con il nostro Ciccino?

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Dopo una prima giornata piovosissima (a proposito di primavera) trascorsa ad Asti, Mongardino, Montegrosso d’Asti e Govone (che meritano un post a parte), il resto del tempo ci siamo lasciati rapire dai colori e dagli odori delle Langhe e del Roero. Qui la caratteristica che mi ha colpito di più è che i comuni sono tutti molto piccoli e sono quasi divorati dalla natura circostante.

Non è l’uomo a dominare. E’ la natura a farlo, come ha sempre fatto e, si spera, continuerà a farlo.

Non parlo solo dei vigneti, perché sebbene sia una zona famosissima prevalentemente per l’eccellenza dei vini conosciuti in tutto il mondo, qui non ci sono solo quelli. Parlo delle piante, centinaia di tipi di piante che nascono e crescono incontaminate, rispettate. Parlo degli alberi da frutto i cui odori ti ammaliano. Mele, ciliegie, pere. E poi la nocciola, che grazie alla Nutella è ormai una divinità.

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Un paesaggio così unico che non poteva che essere finalmente notato anche dai “grandi”. A fine giugno, infatti, il Paesaggio vitivinicolo delle Langhe Roero e Monferrato è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità, con l’iscrizione nella Lista dei siti patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Un’eccellenza e un prestigio che non possono e non devono passare inosservati, non solo perché è la prima volta che viene riconosciuto un paesaggio vitivinicolo italiano come bene unico al mondo. E’ un riconoscimento che non deve rimanere solo sulla carta ma deve essere spunto e motivo di accoglienza di un numero sempre maggiore di visitatori. Appassionati di vini e non.

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Io mi sono ripromessa che ci tornerò molto presto, per poter scoprire altre zone di questa grande area e poter fare, finalmente, un bel giro delle cantine.

Intanto vi rimando al post dove ho parlato de Le Case della Saracca, un fantastico posto dove mangiare bene e bere dell’ottimo vino.

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